Rassegna – Il mediterraneo che c’è tra noi

Dopo la tappa dell’Università della Calabria organizzata dal GAO – Cooperazione Internazionale, anche a Roggiano Gravina ha fatto capolino un pezzo di Marocco attraverso la narrazione tutta al femminile di un gruppo di cooperanti impegnate a sviluppare progetti di economia solidale. La Casa dei Diritti Sociali – FOCUS ha invitato presso la Biblioteca comunale Associazioni, Cooperative e ONG a discutere sul tema: “Il Mediterraneo che c’è tra noi – Reti di economia solidale tessute con i migranti”. Il risultato è stata una serata che ha permesso di riscoprire la funzione naturale del Mare Nostrum che da sempre ha rappresentato un ponte più che un muro essendo utilizzato quale via di comunicazione per facilitare lo scambio e l’incontro fra popoli e culture. I concetti di cooperazione e co-sviluppo sono subito posti come base del ragionamento nell’intervento di Rafia Mohammed Boukhbiza dell’Associazione Sopra i Ponti che intravede nella tessitura di reti solidali l’unica possibilità che abbiamo per creare concretamente prassi economiche, politiche e sociali nuove. Il pensiero viene subito ripreso dalla mediatrice culturale Mina Khaline che sottolinea come solo l’amicizia, solo un modo nuovo di declinare il concetto di comunità, senza il noi e il voi, può abbattere le distanze e le incomprensioni che spesso si creano fra i vari attori sociali, fra i popoli e le culture, generando quelle sinergie utili al cambiamento della realtà che ci circonda. Proprio questo è l’obiettivo dell’esperienza raccontata da Jamila Amzil che presiede una rete di venti realtà associative e produttive che si inseriscono nell’alveo del Commercio Equo e Solidale. Questo organismo, che per la sua costituzione ha avuto anche l’appoggio determinante delle associazioni dei migranti italiane, ha lo scopo di creare una rete di economia solidale tra piccoli produttori capace di recuperare le eccellenze del Marocco, sviluppare ed organizzare le filiere agricole tradizionali per realizzare una maggiore differenziazione produttiva facendo perno in particolar modo sulle grandi capacità e le immense risorse delle donne. Partendo dalla realtà delle loro città disabitate a causa dell’emigrazione interna ed internazionale, queste cooperative hanno iniziato un vero e proprio percorso di resistenza, di animazione culturale prima ed economico poi. Attraverso la trasformazione delle olive, la produzione di olio, cosmetici e spezie e grazie ad una rete di commercializzazione anche internazionale hanno saputo creare lavoro dando così nuova linfa ad un tessuto sociale esausto e provato dai tanti abbandoni. Ma in questo quadro desolante non hanno pensato a sviluppare solo il livello economico ma si sono fatti carico anche del livello culturale e sociale realizzando, tra l’altro, corsi di alfabetizzazione per permettere alle donne un più facile inserimento nel mondo del lavoro anche attraverso il conseguimento dell’autonomia personale. A conclusione, Fausto Scavello dell’Associazione Casa dei Diritti Sociali sottolinea il merito di queste iniziative capaci di coniugare la creazione di un tessuto economico e produttivo alternativo con un’innovazione sociale e culturale finalizzata all’apertura di nuove strade che conducano alla cooperazione tra i popoli. Proprio a Roggiano, secondo Chiara Davoli del GAO, si è creato un altro nodo di quella grande rete di associazioni, attivisti e cittadini che lentamente prende forma mostrando a tutti una nuova strada verso un mondo realmente più solidale, cooperante, interconnesso.

Articolo_mediterraneo_15102014

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